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È arte la fotografia? Chi lo sa e chi se ne importa? Mi piace... Edward Weston

Incontro con l'autore "Alfredo Ingino AFI"

AlfredoBIOGRAFIA dell’autore 
… “La mia foto migliore devo ancora scattarla”
L’affermazione di Alfredo Ingino definisce chiaramente il suo rapporto con la fotografia, intesa come un’attività in continuo divenire alla ricerca dello scatto perfetto.
Alfredo è fotografo da una vita, da quando a diciotto anni abbraccia la macchinetta del padre, una Voigtländer Vito B , ed inizia a scoprirne i meccanismi e le potenzialità. Per il giovane la fotografia è un mondo affascinante tutto da esplorare. Non avrebbe mai immaginato quanto sarebbe cambiato il suo modo di vedere la realtà da quel momento in poi.
Lasciata Foggia, Alfredo inizia gli studi universitari a Roma, città brulicante di stimoli, estremamente attiva e feconda, meta ideale per il giovane fotografo. Paesaggi, foto di strada, amici, questi sono i suoi soggetti preferiti. Con la sua Vito B, senza telemetro né esposimetro, Alfredo impara a fotografare servendosi solo della sua vista e della sua mano ferma. Gli scatti divengono via via più precisi, le inquadrature sempre più calibrate, l’occhio sempre più attento. In poco tempo sviluppa una notevole capacità nel cogliere quei dettagli che nel trambusto quotidiano restano invisibili.
“Quale sarà il tuo prossimo scatto?”. Ogni volta che Alfredo porta una nuova pellicola a sviluppare, il titolare del negozio gli porge questa domanda. Da intenditore riconosce subito il talento del ragazzo e lo incoraggia a proseguire la strada da poco intrapresa.
Alfredo guarda il mondo in 2/3. Fotografare è l’impressione su pellicola del suo modo di vedere la realtà. Ma la macchinetta del padre non riesce più a soddisfare le sue esigenze espressive, quindi spende buona parte del presalario per acquistare una strumentazione fotografica più sofisticata che sia all’altezza dei suoi sogni.
Scattare foto però non basta, il desiderio di controllare tutti i processi di creazione dell’immagine lo spinge ad allestire una camera oscura nell’abitazione materna in cui, grazie al supporto della fidanzata e futura moglie Giovanna, anche lei fotografa, si cimenta nello sviluppo dei negativi.
I due ragazzi iniziano a collaborare con un negozio di fotografie per lo sviluppo delle pellicole per i clienti più esigenti ed Alfredo è spesso richiesto per la realizzazione di book fotografici dalle compagne di collegio di Giovanna.
Alle foto artistiche, si alternano foto di attualità: siamo negli anni infuocati delle rivolte sessantottine. Alfredo scende in strada per immortalare le manifestazioni universitarie e politiche che agitano la capitale, con scatti poi pubblicati su un giornale locale.
Conclusi gli studi, torna nella terra natia dove svolge alcune campagne fotografiche per l’Archivio della Cultura di Base presso la Biblioteca Provinciale di Foggia, ente preposto per la raccolta di materiale fotografico e audiovisivo degli avvenimenti sociopolitici e delle manifestazioni culturali della Capitanata.
Nel 1978 viene eletto Presidente del Foto Cine Club ed ottiene svariati riconoscimenti in diversi concorsi. Il matrimonio con Giovanna, coronato dalla nascita delle due figlie, orienta Alfredo verso una fotografia più intimista, dedicandosi principalmente a teneri scatti familiari. Le frementi sperimentazioni fotografiche della giovinezza conoscono una battuta d’arresto.
Verso la fine degli anni Novanta, nonostante l’iniziale ritrosia di molti fotografi, il passaggio dalla fotografia analogica al digitale è ormai consolidato.
Spronato da Vanni Natola, Alfredo si risveglia dal torpore. Da giovinetto aveva abbracciato la macchinetta del padre attratto da quello straordinario dispositivo, dopo circa trent’anni quello stesso desiderio si riaccende e lo spinge a scoprire per la seconda volta la passione per la fotografia.
Il passaggio dalla camera oscura alla camera chiara, i prodigi della postproduzione, le infinite potenzialità del digitale spalancano le porte di una nuova realtà. Alfredo torna al Foto Cine Club, di cui diviene Vicepresidente e membro della Commissione Artistica, e ricomincia a fotografare con quello stesso fervore giovanile, ma con l’occhio esperto, di chi si è fatto le ossa, con la vecchia Voigtländer del padre. 
Stella Ingino

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